IN MENOPAUSA AIUTIAMOCI CON LA SALVIA

Tra i quaranta ed i cinquanta anni, generalmente, nella donna avviene la cessazione delle mestruazioni indicata con il termine di “menopausa fisiologica”, mentre invece il termine “climaterio” sta ad indicare la cessazione dell’ attività ovarica che può precedere o seguire, anche per anni, la menopausa. Preceduta dalla cosiddetta “premenopausa”, la menopausa è caratterizzata da mestruazioni irregolari, da menorragie (flusso mestruale di entità superiore alla norma), vampate di calore al viso, sudorazione, disturbi del tono dell’ umore, insonnia. Elemento importante della menopausa è la carenza di estrogeni, che a lungo andare determina l’osteoporosi e, provoca anche ripercussioni sull’ apparato genitale favorendo l’ insorgenza di cistiti recidivanti, infezioni vaginali ed altre patologie. Anche in questo caso la moderna fitomedicina può fornire una valido aiuto con diverse piante medicinali che possono intervenire sul problema base di questa patologia (la carenza di estrogeni) sia sui classici disturbi: ansia, vampate, disturbi del tono dell’ umore. Sostanze estrogene sono contenute nella conosciutissima salvia (salvia officinalis; fam: Labiate), una pianta suffruticosa (cioè perenne e legnosa) che si raccoglie in primavera-estate. Apprezzata dagli antichi egizi, che ne facevano bere i decotti alle donne per renderle più fertili, il nome salvia deriverebbe dal latino “salvere”, cioè godere di buona salute, star bene. Caratteristica della salvia (ma anche della maggior parte delle erbe medicinali) è quella di avere molteplici indicazioni terapeutiche: è infatti antisettica ed antibatterica dell’ apparato respiratorio, possiende azione ipoglicemizzante, ed è anche diuretica. Adoperata esternamente può essere utilizzata in odontoiatria nella terapia delle gengiviti, paradontopatie e carie; in tutti questi casi si può adoperare sia il filtrato del decotto (5 grammi in 400 cc d’ acqua per sette minuti di ebollizione) che la tintura alcolica (20 gocce diliuite in un bicchiere d’ acqua).
Entrambe le compisizioni si impiegano in questi casi mediante sciacqui del cavo orale. La salvia (si adoperano le foglie), che non andrebbe utilizzata per lunghi periodi di tempo, è sconsigliata nei sofferenti di ipertensione e non va prescritta in gravidanza, allattamento (può provocarne l’ arresto) e negli epilettici; in passato preparati concentrati della pianta, così come il suo olio essenziale (che contiene Alfa e Beta Thujone), sono stati adoperati come abortivo. Particolare attenzione deve essere posta all’ uso dell’ olio essenziale di salvia sclarea (che sconsigliamo nell’ uso terapeutico) controindicato in premenopausa, nelle donne che abbiano avuto una storia clinica di tumore del seno, ovaio ed utero, ed in tutte quelle che assumono una terapia ormonale o facciano uso di anticoncezionali orali. L’ olio di salvia sclarea non va inoltre preso contemporaneamente all’alcol e non va assunto prima di guidare. Tornando alla salvia officinale, il cui normale utilizzo in preparazioni alimentari non presenta pericoli, questa può essere utilizzata in menopausa sia in infuso o in decotto, associata ad altre piante medicinali, sia in tintura alcolica, in quest’ ultimo caso il dosaggio standard è di 50-70 gocce quotidiane diluite in poca acqua, frazionate in due somministrazioni.

Fonte: la Repubblica.it 1997/05/22

MenopausaJet Bianco

VITAMINA C: ALIMENTAZIONE RAGIONATA E COMPONENTI NUTRITIVI

L’acido ascorbico o vitamina C possiede proprietà antiossidanti e nell’organismo svolge molteplici funzioni fisiologiche: ha un ruolo importante nel mantenere sani denti e mucose, interviene nei processi di cicatrizzazione, è attiva nella regolazione dei livelli endogeni di istamina e può ridurre la tossicità di alcuni metalli pesanti, inibendone l’assorbimento o favorendone l’escrezione. È presente in numerosi alimenti in quantità variabili, ma in casi particolari ne viene consigliata l’assunzione in quantità maggiori attraverso il corretto uso degli integratori alimentari.

Le vitamine, assieme ai sali minerali, agiscono come costituenti essenziali di enzimi e coenzimi. Gli enzimi sono molecole coinvolte nelle reazioni chimiche necessarie alle funzioni del nostro organismo, i coenzimi collaborano per realizzare correttamente queste reazioni.

La maggior parte dei complessi enzimatici è formata da proteine, alcuni minerali e vitamine. Se in tale complesso viene a mancare il minerale essenziale o la vitamina, questi non può funzionare adeguatamente. Fornendo tramite la dieta o una integrazione il costituente mancante, l’enzima riacquista la capacità di eseguire le sue funzioni vitali. Lo scorbuto era noto già nel XVI secolo e si preveniva e si curava somministrando estratti di aghi di pino, di verdure o di limone, ma solo nel 1912 Funk ipotizzò la presenza nelle piante verdi di una sostanza idrosolubile ad azione antiscorbutica, nel 1921 tale sostanza fu isolata come acido ascorbico e denominata vitamina C.

Ruolo poliedrico

L’acido L-ascorbico o vitamina C è un composto organico presente in natura e ha importante ruolo come antiossidante. È una vitamina idrosolubile, essenziale nell’uomo, ma non in tutti i mammiferi, spesso la si utilizza in forma salina (ascorbato) perché svolge nell’organismo molteplici funzioni. L’acido ascorbico esiste in due forme enantiomeriche ma solo una di esse, l’enantiomero L (5R)-5-[(1S)-1,2- diidrossietil]-3,4-diidrossifurano-2(5H)-one, è la vera vitamina C attiva. È un composto acido formato da cristalli inodori e insapori che in soluzione presenta un pH di circa 2, 5. La vitamina C assunta con la dieta viene assorbita iniziando dalla bocca, poi nello stomaco e soprattutto nell’intestino tenue grazie a un processo di diffusione passiva dipendente dal sodio. Questo sistema è molto efficiente soprattutto per basse concentrazioni. Se la concentrazione di acido ascorbico risulta elevata, il sistema di assorbimento riduce l’efficienza anche del 16%. Nel plasma la vitamina circola per il 90-95% come acido ascorbico e nel 5-10% come acido deidroascorbico. La vitamina C viene immagazzinata in particolare nel surrene e nel fegato. La quota plasmatica che non è immagazzinata è eliminata con le urine. In presenza di ossigeno e metalli l’acido ascorbico tende a ossidarsi e a formare acido deidroascorbico e acqua ossigenata.

Grazie alla forte azione riducente, la vitamina C è utilizzata in molte reazioni di ossidoriduzione. In particolare è in grado di donare un elettrone per formare l’acido semideidroascorbico che, donando un secondo elettrone, genera l’acido deidroascorbico. Il prodotto finale di queste reazioni, ovvero l’acido deidroascorbico, può, a sua volta, essere ridotto dalla deidroascorbato reduttasi (enzima dipendente dal glutatione) per ricostruire l’acido ascorbico. La vitamina C, per la sua spiccata azione antiossidante e la capacità di mantenere stabili le vitamine A, E, l’acido folico e la tiamina, è impiegata industrialmente come additivo nei cibi sia come tale, sia sotto forma di sale sodico e calcico.

Diversi studi clinici hanno dimostrato l’innocuità della vitamina C anche se assunta in dosaggi elevati. L’iperdosaggio di vitamine idrosolubili è meno grave in quanto vengono eliminate attraverso le urine. Essendo idrosolubile è da considerare l’antiossidante circolante per eccellenza, infatti è stata dimostrata la correlazione di un basso tasso di vitamina C nell’infarto, nella cataratta, nell’arteriosclerosi. L’acido ascorbico è inoltre fondamentale per rigenerare la vitamina E ossidata. Svolge un ruolo importante nel mantenimento dei denti, delle mucose e per i processi di cicatrizzazione. Anche la biosintesi del collagene richiede la presenza della vitamina C per mantenere lo ione Fe(2+) in forma ridotta necessario nelle convenzioni della prolina in idrossiprolina e della lisina in idrossilisina. Interviene nella sintesi della noradrenalina (neurotramettitore) e nella sintesi della carnitina essenziale per il trasferimento di acidi grassi nei mitocondri. Nelle cavie sottoposte a una dieta carente di vitamina C la biosintesi degli acidi biliari risulta ridotta. Interviene nell’attivazione dell’acido folico in acido tetraidrofolico, che rappresenta la forma biologicamente attiva. È attiva nella regolazione dei livelli endogeni di istamina, inibendone il rilascio e favorendone la degradazione tanto che la vitamina C è utilizzata a scopo terapeutico per prevenire lo shock anafilattico. Anche la biosintesi degli ormoni steroidi della corteccia surrenale necessità di vitamina C.

Può ridurre la tossicità di alcuni metalli pesanti (Ni, Pb, V, Cd, Se) mantenendoli in forma ridotta, per cui sono assorbiti più difficilmente e/o escreti più velocemente. Neutralizza lo ione superossido, il radicale idrossilico e altri agenti ossidanti, proteggendo la struttura del DNA, delle proteine e delle membrane dai danni che tali ossidanti potrebbero provocare. La vitamina C riduce l’ossidazione delle LDL ed è anche essenziale per la crescita e la riparazione dei tessuti in tutte le parti del corpo, in particolare, per la sintesi delle cartilagini e dell’osso. Questa vitamina è contenuta in grandi quantità nel cristallino ( circa 20 volte più del sangue) dove blocca l’ossidazione delle proteine e impedisce l’insorgenza della cataratta.

Quando integrare

È consigliata l’assunzione di maggiori dosi di vitamina C nei fumatori che presentano bassi tassi di ascorbato nel sangue. L’acido ascorbico attenua i sintomi dell’influenza e ne facilità la guarigione. Diverse abitudini voluttuarie, il fumo di sigaretta, esposizione cronica al fumo passivo, riducono la concentrazione plasmatica di vitamina C.

L’alcolismo cronico , elevato consumo di bevande contenenti caffeina e teina, l’uso abituale di droghe, sono ulteriori esempi che possono determinare forti carenze di vitamine. Inoltre anche diverse situazioni patologiche possono generare carenza multivitaminiche. Il malassorbimento cronico, la dialisi, la nutrizione parenterale non integrata, alcune gravi malattie dell’apparato gastroenterico, le epatopatie le patologie delle vie biliari. La gravidanza e l’allattamento sono condizioni in cui i fabbisogni vitaminici aumentano rispettivamente di circa il20 e 40% rispetto ai valori di una donna tra i 25 e i 50 anni. Nel Nurses Health Study, 50.000 donne, seguite per dieci anni con supplementi di vitamina C, hanno evidenziato una riduzione di rischio di cataratta del 45%. Anche i soggetti che praticano un attività sportiva intensa, a causa delle aumentate richieste metaboliche, necessitano di un apporto vitaminico ottimale. Sebbene la carenza di vitamine e Sali minerali sia diffusa , di solito la sua entità non giunge al punto da rendersi palesi deficit nutrizionali. Gravi malattie da carenze di vitamina C come lo scorbuto, sono estremamente rare, mentre una moderata carenza di vitamina C è ritenuta relativamente comune. La vitamina C è rapidamente escreta dall’organismo, per cui si consiglia di suddividere le dosi in numerosi pasti. I livelli di Assunzione giornalieri (L.A.R.N.) raccomandati di vitamina C per la popolazione italiana variano da 35mg per i lattanti a 90mg per le nutrici.

Negli alimenti

Il frutto di Terminalia ferdinandia (pianta australiana) è la fonte naturale più ricca di vitamina C, ne contiene infatti circa 3,1 g per 100 grammi.

Tra gli alimenti di comune consumo in Italia, i kiwi e i broccoli sono le fonti più ricche. Altrettanto importante è il consumo di agrumi, fragole, mirtilli, ribes, prezzemolo, peperoni, cavoli e spinaci. I diversi trattamenti di cottura e di conservazione cui sono sottoposti i cibi possono ridurre il contenuto vitaminico dell’alimento. La frutta e la verdura conservate a lungo prima di essere consumate subiscono importanti perdite di vitamina C a causa di attività enzimatiche cui questa vitamina è particolarmente sensibile. Nelle mele conservate in casa il contenuto di vitamina C si può ridurre anche di un terzo di valore iniziale dopo solo due ore o tre mesi. La verdura è soggetta a perdite ancora maggiori se conservata a temperatura ambiente, infatti dopo pochi giorni risulta praticamente priva di vitamina C. Le proprietà antiossidanti della vitamina C, o acido L-ascorbico (Codice EU E300), vengono ampiamentate sfruttate dall’industria alimentare. Infatti può essere addizionata a vari prodotti come tale o sottoforma di sali o esteri. Oltre a impedire l’imbrunimento di molti alimenti ostacolando il processo di ossidazione dovuto al contatto con l’ossigeno dell’aria, l’acido L-ascorbico è un ingrediente antinitrosante e, come tale, impedisce la convenzione dei nitrati(E251, E252) nei pericolosi nitriti (E249, E250). Queste sostanze sono addizionate ai salumi e ad alcuni tipi di formaggio come agenti antimicrobici soprattutto anti-botulinici, migliorando l’aspetto delle carni per preservarne anche il sapore. L’acido L-ascorbico (E300) e i suoi sali (E301, E302), in virtù dell’idrofilia che li caratterizza, sono addizionati alla farina, alla pasta fresca, alla birra, al vino, alle carni macinate preconfezionate e ai salumi, a confetture e gelatine, al latte disidratato, alla frutta, succhi e ortaggi congelati, surgelati o diversamente confezionati. Gli esteri dell’acido ascorbico (E304), in virtù della funzionalità lipofila che li caratterizza, sono addizionati ai grassi come margarine vegetali, oli di semi e di oliva (esclusi quelli vergini). Lo scopo è di prevenire l’irrancidimento cui vanno incontro oli e grassi nelle fasi di conservazione soprattutto quelli ricchi di acidi grassi polinsaturi. Gli esterni dell’acido ascorbico sono anche usati come coloranti alimentari (E160- E 161), per prevenire l’ossidazione di colori naturali. In conclusione si può evidenziare come vitamina C o acido L-ascorbico (E300) sia in grado di combattere lo stress, si fisico che mentale, sia un disintossicante, riduca il colesterolo e i trigliceridi, aumenti la resistenza alle infezioni. Anche i diabetici possono trarre benefici in quanto, per ogni grammo di vitamina C presente, sembra diminuisca la necessità di insulina di 2 unità. A chi soffre di artrite può alleviare il dolore rendendo il liquido lubrificante delle giunture meno denso mentre, rafforzando i vasi sanguigni di tutto l’organismo, aiuterebbe il ringiovanimento della pelle. Interviene nella formazione delle cartilagini, per cui risulta utile in caso di fratture e osteoporosi. Esalta l’assorbimento del ferro e ripara i tessuti accelerando il processo di cicatrizzazione e di guarigione. Ha proprietà antiallergiche e anticoagulanti ed è indispensabile soprattutto per chi beve e fuma poiché si stima che per ogni sigaretta si consumino 25mg di vitamina C.

Aiuta a prevenire il rischio di calcoli biliari e renali. Migliora il funzionamento del cervello e riduce al minimo la tossicità dei farmaci. Secondo il premio Nobel Linus Pauling, l’assunzione di vitamina C nella dose appropriata può allungare la vita da 12 a 18 anni.

Fonte: Natural1

Echinacea difese immunitarie

Calendula, cardiospermum ed echinacea in associazione per i problemi della pelle

Per il trattamento dei disturbi della pelle risulta efficace l’azione sinergica di Calendula, Cardiospermum halicacabub ed Echinacea, con effetto antiinfiammatorio, cicatrizzante ed antisettico.

Per secoli, i fiori di Calendula sono stati utilizzati per trattare una serie di disturbi, soprattutto dermatologici. Molto utile nel trattamento di piaghe, ustioni e ferite, la pianta esercita soprattutto un’azione antinfiammatoria, antisettica e cicatrizzante.

 

fonte: omeopatia oggi

Omeopatia in soccorso dell’intestino

Diete sregolate, bevande ghiacciate ed eccessiva esposizione al sole possono irritare le mucose digestive; un aiuto arriva dall’omeopatia

Non è un caso che proprio in ferie siamo tutti più a rischio di disturbi gastrici o intestinali: come mai? Intanto, sia al mare, sia in montagna, siamo esposti per molte ore al sole cocente. Al mattino la colazione è un po’ più abbondante del solito, spesso a pranzo si mangia poco, si salta addirittura per non appesantirsi in previsione dei bagni o delle passeggiate e la sera, per compensare, si finisce col fare pasti troppo abbondanti, seguiti ad ora tarda da alcolici o da bevande fredde. Vediamo allora come intervenire “al naturale” per evitare gli spiacevoli inconvenienti in cui possiamo incorrere. Congestioni comprese.

fonte:riza.it

ECHINACEA: E’ TRA LE PIANTE MEDICINALI CONSIDERATE EFFICACI NEL TRATTAMENTO DELLE PATOLOGIE DA INSUFFICENZA IMMUNITARIA

RINFORZIAMO LE DIFESE IMMUNITARIE

Alcune piante medicinali rappresentano un valido aiuto per la prevenzione delle malattie da raffreddamento.

Il sistema immunitario è il più importante “network” funzionale del nostro organismo e si è evoluto negli animali superiori per proteggere da agenti patogeni come batteri, virus e funghi e più in generale da fonti di stress esterne al nostro organismo oppure interne.
Dare un quadro della fisiologica del sistema immunitario è un compito arduo, tanto che le acquisizioni sull’immunità innata e adattavia hanno consentito a Butler, Hoffman e Steinman di guadagnarsi nel 2011 e il Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia.
Il sistema immunitario è composto da tessuti, come quello epiteliale (di rivestimento), che servono da barriera, strati cellulari molto adesi, cellulare molto diverse tra loro, più di mille diverse proteine e piccole molecole che fungono da mediatori infiammatori.
Il ruolo chiavi nell’immunità, tuttavia, lo giocano gli anticorpi, i linfociti(T e B), e i monociti.
Quando un agente viene riconosciuto come estraneo (in Immunologia “non self”), i linfociti attivano una sofisticata e fine cascata di eventi che comporta il richiamo di cellule e mediatori che hanno il fine di uccidere ed eliminare l’agente causale.

FISIOTERAPIA E DIFESE IMMUNITARIE
La ricerca scientifica ha sempre considerato fondamentale l’individuazione e lo sviluppo di prodotti in grado di modulare le difese immunitarie, come ausilio in tutti i casi di aumentata esposizione agli eventi di stress metabolico.
La brutta notizia è che nonostante gli enormi sforzi spesi, oggi la ricerca farmaceutica può vantare solo la creazione di analoghi biologici dei mediatori naturali, in particolare gli interferoni e pochissimi farmaci di sintesi.

La bella notizia, invece, è che diversi prodotti naturali sono dotati di una consistente efficacia immunomodulante. La Fitoterapia può vantare in questo ambito un ruolo molto importante e oggi molta attenzione della ricerca scientifica più avanzata si sta rivolgendo proprio allo studio di estratti vegetali. L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMeA), del resto, ha pubbliccato dal 2006 ad oggi diversi documenti monografici individuando piante medicinali ufficialmente indicate come farmacologicamente attive nel trattare sintomatologicamente e preventivamente patologie da insufficienza immunitaria.
Tra queste specie monografate ufficialmente possono essere citate Echinacea, Andrographis paniculata e Uncaria tomentosa.

ECHINACEA
Con il nome di Echinacea possiamo indicare in realtà tre specie diverse di Echinacea: purpurea, pallida e angustifolia; di tutte le specie vengono utilizzate le radici e gli organi sotteranei, ma di Echinacea purpurea viene utilizzata anche la pianta intera.
L’azione dell’Echinacea è soprattutto il tipo preventivo. Il fitocomplesso dell’Echinacea è uno dei più ricchi del mondo vegetale con tre classi diverse di principi attivi: alcamidi, derivati caffeici e polisaccaridi.

ANDROGRAFIS
Questa pianta è molto conosciuta in Oriente, utilizzata e apprezzata anche in Europa da oltre un ventennio per il trattamento delle comuni Malattie da raffreddamento, Laringotonsilliti e affezioni delle alte vie aeree. Le foglie rappresentano la droga della pianta e contengono lattoni diterpenici chiamati andrografolidi.

UNCARIA
È la risposta orientale all’ “americana” Echinacea ed è una pianta a cui è dedicata una letteratura vastissima, con diversi studi clinici di buona qualità che ne denotano un interessante profilo di efficacia e sicurezza.
La droga è rappresentata dalla corteccia della pianta che contiene alcaloidi ossindolici; le preparazioni di Uncaria permettono di evidenziare in vitro e in vivo una potente stimolazione dell’attività linfocitaria, di tipo B e T.
Associazioni di specie diverse
L’associazione di specie diverse ad attività immunomodulante è un campo di ricerca sperimentale ancora più nuovo e decisamente più interessante che comporta notevoli vantaggi come l’ampliamento dello spettro dei meccanismi d’azione e il sensibile abbassamento dei dosaggi efficaci con minimizzazione dei possibili effetti collaterali.
Altra interessante opportunità di ricerca è l’associazione tra specie ed attività immunomodulante e antiossidanti. Il mondo scientifico ha iniziato a considerare il ruolo nella induzione immunitaria dei prodotti vegetali ad attività antiossidante sulla base delle ricerche eseguite circa venti anni fa sulla Papaya fermentata, che oggi ha discreta letteratura di conforto e studi clinici di buona qualità in corso.
Studi circa l’assunzione di bioflavonoidi da frutta o verdura o da complementi nutraceutici, al pari della Papaya fermentata, confermano questa interessante attività biologica degli antiossidanti.

INDICAZIONI TERAPEUTICHE
Piani di ricerca ben strutturati, il coinvolgimento scientifico delle Università e la possibilità di utilizzare estratti secchi titolati e standardizzati consentono di guardare al presente con fiducia e di avere già sul mercato nutraceutico prodotti di ottima qualità.
L’impiego degli induttori immunitari trova quindi ampio impiego nelle Malattie da raffreddamento come la comune influenza, ma anche nel caso di infezioni ricorrenti, nel caso di stress psicofisico e, ambiziose acquisizioni, in campo oncologico come trattamento complementare della Chemioterapia.

FONTE: “Elisir di Salute” Anno XV N.9/10 2014.

Echinacea difese immunitarie

 

 

PROPOLI: ATTIVITA’ IMMUNOMODULANTE DI UN ESTRATTO STANDARDIZZATO

Frutto dell’intenso lavoro delle api, la propoli è una sostanza che possiede proprietà biologiche come quella antibatterica, già conosciuta e studiata, ma evidenzia anche proprietà di modulazione immunitaria, oggetto di questo studio.

La ricerca scientifica nel corso degli anni ha sempre considerato di primaria importanza lo sviluppo di prodotti in grado di modulare le difese immunitarie, in particolare come ausilio in tutti i casi di aumentata esposizione agli aventi di stress metabolico.

Lo scopo della ricerca è quello di individuare prodotti capaci di fornire un’adeguata allerta immunitaria modulando in maniera ordinata ed equilibrata questi diversi segnali molecolari (Patwardhan e Gautam, 2005).

Nella tradizione etnobotanica di tutto il mondo i prodotti vegetali hanno rappresentato in passato l’unica risorsa farmaceutica a disposizione dell’uomo; anche oggi, tuttavia, alla luce dei riscontri clinici e del loro profilo di efficacia e sicurezza, essi mantengono un ruolo non secondario ai prodotti di sintesi e di semisintesi.

Il concetto intrinseco di fitocomplesso spiega adeguadamente il ruolo dei prodotti vegetali come immunomodulanti, pensando a come questi esibiscano un’azione aspecifica e di “network farmacologico”( Gertsch, 2011). Il nostro gruppo di ricerca da anni si occupa di indagare le proprietà biologiche della propoli, un prodotto considerato a tutti gli effetti di origine vegetale, che oltre ad avere assodate proprietà antibatteriche, sembra esibire interessanti proprietà di modulazione immunitaria. L’assenza di prodotti di qualità farmaceutica e di standardizzazione chimica, rendono purtroppo difficile compiere una valutazione complessiva sui reali effetti biologici della propoli e per poter rispondere alla necessità di utilizzo di un estratto titolato e standardizzato a base di propoli, anche alla luce dei primi promettenti risultati ottenuti recentemente (Biagi et al.,2011, Collodel et al.,2013), è stato scelto di utilizzare per questo lavoro sperimentale Propolfenol, un prodotto innovativo notificato al Ministero della Salute come ingrediente per la formulazione di integratori alimentari già presente in alcuni prodotti in commercio in Italia. Il protocollo sperimentale ha previsto un’indagine su più livelli della risposta immunitaria e per questi sono stati condotti dosaggi multiparametrici di citochine, chemochine e fattori di crescita su linfomonociti umani isolati da volontari sani trattati con il prodotto a base di propoli, prima e dopo l’induzione di uno stress infiammatorio indotto da lipopolisaccaride batterico ( LPS).

A complemento, sui linfomociti trattati, è stata studiata la modulazione dell’attivazione dei principali segnali di trasduzione della risposta immunitaria, ERK 1/2 e la chinasi AMP, per studiare l’aspetto antinfiammatorio è stata indagata la modulazione delle ciclossigenasi di tipo 2 ( COX-2) e la produzione di ossido nitrico (NO).

Alla luce dei risultati ottenuti in questo lavoro è stato osservato che il nuovo ingrediente a base di propoli presenta una discreta attività antinfiammatoria se si considera nello specifico il rilascio di citochine e chemochine, dimostrata dalle analisi del multiplex, di solito mediate dall’attivazione di NF-Kb o STAT.

L’attività antinfiammatoria diventa molto più evidente valutando l’inibizione della COX-2 e del rilascio di NO.

La letteratura suggerisce come alcuni componenti della propoli siano particolarmente responsabili dell’attività antinfiammatoria e, oltre ai flavonoidi caratteristici come galangina e pinocembrina, il ruolo principale in questa risposta biologica sembra essere giocato dal CAPE (Lee et al., 2004),

Il vero ruolo farmacologico del prodotto va individuato però nella capacità immunomodulante, associata all’aumento delle citochine IL- 1a, IL-2, IL-6, IL-8, GRO-a e MIG. Mentre IL-8 è chemo-attrattante per i neutrofili, che costituiscono la risposta immediata a una noxa, MIG è fondamentale per il reclutamento linfocitario.

Quest’ultimo aspetto trova conferma nel parallelo aumento di IL-2, citochina centrale nella stimolazione immunitaria in quanto essenziale nell’attivazione e maturazione dei linfociti T e B.

La modulazione dei segnali ERK 1/2 e AMPK sui linfomonociti umani può regolare, in questi tipi cellulari, l’espressione e il rilascio di mediatori chimici. Ciò è dimostrato anche da un recente studio condotto su un altro fitocomplesso come quello del ginseng, che ha dimostrato come quest’ultimo abbia un’attività immunomodulante caratterizzata da una up-regulation di molteplici citochine pro-infiammatorie (per esempio, IFN-y, IL-23A e IL-6) e down-regulation delTGF-b e IL-13. Le analisi hanno dimostrato anche in questo caso che la via di trasduzione attivata era proprio la MAPK (ERK 1/2) (Lemmon et al.,2012).

Anche gli studi effettuati su RBL, una tossina purificata dal fungo patogeno Rhizoctonia bataticola, hanno dimostrato la stimolazione di citochine Th1 e Th2 attraverso fosforilazione dei segnali p38 MAPK e 5-STAT, utilizzando la metodica di Western Blotting.

RBL in questo caso veniva monitorato tramite marcatura luminescente (Pujari et al.,2010). La modulazione della produzione di citochine e l’attività immunomodulante del prodotto a base di propoli quindi possono essere il risultato dell’interazione di specifici componenti a livello di strutture molecolari di superficie con funzione recettoriale, come evidenziato dall’attivazione dei segnali molecolari ERK e AMPK.

I risultati ottenuti sperimentalmente e la rivelazione dei complessi eventi innescati contemporaneamente mettono in luce un altro dei possibili meccanismi d’azione del prodotto, distinto dalla nota azione antiradicalica e antibatterica, che potrebbe ampliarne l’utilizzo come prodotto in grado di modulare le difese immunitarie, in particolare come ausilio in tutti i casi di aumentata esposizioni agli eventi di stress metabolico.

Con questo protocollo che ha utilizzato un prodotto innovativo e formulato razionalmente, si è potuto dare un primo e decisivo impulso alla ricerca avanzata sulla propoli che, oltre alla nota attività per le affezioni.

fonte: Natural1

Tuxil